Lívia Moraes - L’istitutrice del figlio del mafioso di Bari (Sotto il tetto del mafioso Vol. 3) (2026)

Un bambino che scrive una sola lettera. Un uomo che nessuno riesce a ingannare. E un’insegnante che è entrata in casa sua con un nome falso.
Undici mesi fa, la madre di Teo Lamarca è morta in una curva della litoranea di Monopoli. Da allora il bambino, sette anni, dorme con le scarpe da ginnastica ai piedi, non sa più leggere nemmeno il proprio nome e scrive una lettera sola: una G, sempre la stessa, con la coda arricciata verso l’interno.
Dario Lamarca comanda il porto di Bari. Tre insegnanti hanno rinunciato a suo figlio in meno di un mese. La quarta arriva da Torino con una valigia sola, resiste quaranta minuti davanti al cancello e chiede l’unica cosa che in quella casa nessuno può chiedere: scendere in cucina all’una di notte, quando il bambino apre il quaderno di ricette della madre.
Arianna riconosce quella calligrafia. E ciò che sa della madre del bambino potrebbe costarle il lavoro, la fiducia di Dario e le notti in cucina accanto a Teo.
Tra zucchero bruciato e parole compitate, Teo ricomincia a leggere. E inizia a raccontare cosa ha visto quella notte. Ora Arianna custodisce due segreti all’uomo di cui si sta innamorando: chi è davvero e il nome di chi ha costretto il bambino al silenzio. Qualcuno a cui Dario affiderebbe la propria vita.