Domenico Starnone - Belle lettere (2026)

Domenico Starnone - Belle lettere (2026)
Chi è abituato a mentire sa che il trucco per essere creduti è credere per primi alle proprie invenzioni. Non solo: occorre convincersi che la vita finta, se raccontata bene, può degnamente sostituire quella vera. Come il gatto di maiolica che rimpiazza un gatto reale in un racconto di Hemingway, immagine di cui Aldo - il protagonista di una delle tredici storie di questo libro - si serve da sempre per giustificare la sua indole bugiarda. Peccato che in quella metafora serbata con tanta cura ci sia una crepa destinata a ribaltarne il senso, mostrando quanto sono fragili le nostre certezze, e quanto la nostra vita somigli a un grottesco ininterrotto malinteso. Sono questi malintesi - o veri e propri autoinganni, nutriti dall'amore per le storie lette, tradotte, viste su uno schermo, inventate per gusto o per lavoro - il fuoco attorno a cui Starnone costruisce i racconti crudeli e struggenti di Belle lettere. Le idee, i desideri, i sentimenti, i ricordi e le parole che abbiamo amato affiorano a tradimento in una frase che ci sembra nostra, è nostra, una sintesi di ciò che veramente siamo, e saremmo pronti a scommetterci. Ma ogni scommessa che facciamo su noi stessi sembra persa in partenza