Mauro Aliberti - IL BAMBINO DEL CASOLARE (2026)

Viggiano, Basilicata, ottobre 1978.
Una famiglia di contadini trova un bambino di circa sei anni nel pavimento di un casolare abbandonato. Non parla. Non piange. Stringe in mano un pezzo di carbone. Nessuno in paese lo riconosce. Nessun documento ufficiale registra la sua presenza. Dopo due giorni sparisce nella notte, lasciando sul pavimento un solo disegno: una figura nera con tre occhi disposti a triangolo.
Il caso non viene mai aperto. Il fascicolo non esiste. Il bambino non viene mai trovato.
Sedici anni dopo, un giovane giornalista napoletano riceve una busta anonima. Dentro c'è la fotocopia di quel disegno — che lui riconosce immediatamente, perché era lì. Aveva sei anni. Era l'unico bambino che lo sconosciuto aveva lasciato avvicinare.
Torna a Viggiano per la prima volta da quella notte. Trova anziani che aspettavano il suo ritorno da decenni. Trova quaderni scritti da mani che non avrebbero potuto scriverli. Trova uno schema che si ripete da prima del 1947: sempre lo stesso mese, sempre lo stesso casolare, sempre lo stesso cognome — e sempre lo stesso disegno rimasto sul muro dopo la sparizione.
E trova quello che nessuno degli adulti del 1978 aveva osato cercare: la risposta a cosa c'era sotto il pavimento di terra battuta del casolare.
E chi ci aspettava.
Un horror psicologico ispirato a una storia vera italiana. Un caso irrisolto che la Basilicata non ha mai spiegato. Un finale aperto che non dà pace.